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Spalletti in conferenza: “La Juventus non vive di pressioni esterne ma di standard altissimi interni. Noi siamo di livello top”

Spalletti analizza Juve-Genoa: elogia il primo tempo, critica il calo e parla di Di Gregorio e David.

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Spalletti Conferenza

Spalletti e gli standard Juve: “Qui conta solo il livello”

Dopo la vittoria contro il Genoa, Luciano Spalletti si è presentato in conferenza stampa con un’analisi profonda e senza filtri. Parlando della prestazione di Michele Di Gregorio, il tecnico ha sottolineato come il portiere abbia riconquistato il suo spazio con merito:

“Ci voleva una roba forte, di livello e doveva nascere da lui. In allenamento ultimamente l’avevo visto molto presente. Lui ci aveva messo qualcosa di suo per riprendersi la maglia. Se l’è presa da solo facendo vedere il suo livello”.

Un passaggio che si lega direttamente alla filosofia del club:

“La Juventus non vive di pressioni esterne ma di standard altissimi interni. Noi siamo di livello top, si ha la maglia a strisce che ci indica i binari da seguire”.


Giovani italiani e sistema: “O nasce spontaneo o serve una regola”

Spalletti ha poi allargato il discorso al calcio italiano, soffermandosi sull’importanza di valorizzare i giovani.

“Per la Nazionale sarebbe importante, ma i calciatori si comprano in base alle necessità e ai costi”, ha spiegato, prima di entrare più nel dettaglio.

“O nasce spontanea questa cosa o devono imporcelo. Se non si vogliono vedere certi talenti, deve esserci una regola che ce lo impone”.

Il tecnico ha anche ipotizzato uno scenario concreto:

“Per far giocare un Under 19 ne devo avere quattro e probabilmente due da preparare. Da un punto di vista numerico ti aiuterebbe tanto. Io sono costretto a prenderli bravi e a farli crescere dal settore giovanile”.


David promosso: “Ha fatto quello che doveva”

Spazio anche alla prestazione di Jonathan David, uno dei protagonisti della gara.

“David è uno di quelli che corre più di tutti. Ha fatto quello che doveva fare e l’ha fatto bene, perché ha corso, ha pressato e ha pulito varie situazioni. Io l’ho fatto giocare perché credo possa darci una mano”.

Parole semplici ma significative, che confermano la fiducia del tecnico nel suo contributo.


Il nodo centrale: il calo nel secondo tempo

Il passaggio più forte della conferenza riguarda ancora una volta la discontinuità della squadra.

“Nel primo tempo siamo una squadra top, nel secondo siamo una squadra di livello inferiore a quello che siamo”, ha detto senza giri di parole.

Spalletti ha descritto con precisione il problema:

“Nel secondo tempo siamo stati perennemente nella fase di nessuno, dentro al caos della partita. Abbiamo subito senza sistemare niente”.

E poi il dubbio che resta aperto:

“Se siamo quelli lì siamo una squadra normale, se siamo quelli del primo tempo siamo straordinari. Il dubbio è: che cosa saremo domani?”.

Un concetto che torna più volte, legato alla mancanza di continuità:

“Non si riesce a dare una sostanza, una continuità. Ogni tanto si ritorna indietro e non so come mai”.


L’autocritica sulla Nazionale e il caso Baldanzi

Infine, Spalletti ha parlato anche del proprio passato in Nazionale, ammettendo alcuni errori.

“Io ho sbagliato tanto in Nazionale. Ho sbagliato a non portare ragazzi di Serie B e Serie C”, ha confessato.

Un passaggio che si collega al nome di Tommaso Baldanzi:

“Baldanzi arriverà, perché si vede che ha voglia di giocare ed è uno che vuole portarsi a casa il suo premio giornaliero quando scende in campo”.

E una speranza finale:

“Spero che possa trovare le persone giuste che lo facciano giocare”.


Una Juventus tra potenziale e incognite

Le parole di Spalletti raccontano una squadra ancora in bilico tra due identità. Da una parte c’è una Juventus capace di dominare e giocare a livello altissimo, dall’altra una versione fragile e discontinua.

Il tecnico non si nasconde e continua a chiedere di più. Perché, come ha ribadito più volte, il vero avversario resta la stessa Juventus.

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