CALCIOMERCATO
Adzic, gol e verità: “Forse alla Juve meritavo di giocare di più”
Adzic, il gol alla Juve e la fiducia del Sassuolo: “L’idea del gol mi girava dentro la testa”
Vasilije Adzic è tornato a parlare del gol che ha deciso la sfida tra Sassuolo e Juventus al Mapei Stadium. Il giovane montenegrino, oggi in prestito al Sassuolo proprio dalla società bianconera, ha raccontato a La Gazzetta dello Sport le emozioni vissute prima, durante e dopo quella partita speciale, soffermandosi anche sul suo percorso a Torino, sul rapporto con Luciano Spalletti e sulla nuova esperienza in neroverde.
Il gol alla “sua” Juventus
«Andiamo indietro di una settimana. Aspettavo tanto questa partita. Un chiodo fisso, ci ho pensato ogni giorno. Non vedevo l’ora di giocarla per dimostrare le mie qualità contro uno dei club più grandi. Poi quando ho visto che era il 13 ho pensato a questa incredibile coincidenza. Sentivo che qualcosa era nell’aria… L’idea del gol mi girava dentro la testa. Sì, ci pensavo, quasi lo sentivo. Sensazioni a freddo? Le stesse che ho provato in quel momento. Difficili da spiegare. Ancora è tutto strano. Con loro ho giocato per due anni. Io cerco sempre di andare al massimo indipendentemente da chi ho di fronte. Poi va beh… è stato qualcosa di speciale. Il gol l’ho rivisto una marea di volte e la notte praticamente non ho dormito. In genere si dorme poco quando si gioca di sera. Stavolta mettici l’adrenalina, l’emozione, sensazioni forti: notte quasi in bianco».
L’incontro con Spalletti
Prima della partita Adzic ha avuto anche modo di incrociare Luciano Spalletti, che gli ha rivolto un gesto di apprezzamento.
«Ci siamo incrociati prima della partita. Dopo aver salutato Aquilani, mi è venuto a cercare in panchina, gli sono andato incontro e mi ha fatto i complimenti per come ho cominciato la stagione. Un gesto che mi ha fatto un enorme piacere e per questo lo ringrazio».
La scelta Sassuolo
Il trasferimento in prestito al Sassuolo nasce dalla volontà di trovare maggiore continuità e uno spazio più importante. Adzic spiega così la sua scelta e il momento che sta vivendo.
«La cosa fondamentale è giocare con continuità e al Sassuolo ho trovato la situazione giusta per questo sono contentissimo. Sento la fiducia di tutti e poi vedremo cosa succederà in futuro. Io vado al massimo ogni giorno. Forse alla Juve potevo giocare un po’ di più o almeno lo speravo. Forse lo meritavo anche, ma non sono decisioni che competono a me quindi va bene così. Alla Juventus ho fatto diverse buone partite, il percorso che sto facendo, la decisione di venire al Sassuolo per avere più spazio e poter così dimostrare il mio valore è stata la scelta più sensata. Ora intendo dare tutto per questo club. A vent’anni sentire la fiducia di chi ti sta attorno è indispensabile. Club, mister, compagni: tutti mi fanno sentire come un giocatore importante».
La fiducia nei giovani e il ruolo di Palmieri
Adzic racconta anche come è nata la possibilità di approdare al Sassuolo e quanto sia stato importante il confronto con la società e con Alberto Aquilani.
«Mi voleva già a gennaio. Poi mi hanno seguito anche in estate. C’è un dettaglio che ha fatto la differenza: il direttore Palmieri è venuto a Torino per parlarmi e fare una videochiamata con mister Aquilani che mi ha spiegato in maniera molto chiara il suo progetto e il ruolo che avrei avuto. A quel punto la scelta è stata facile. Devo dire che il gesto di Palmieri mi ha colpito, non è da tutti».
I consigli di Locatelli e Muharemovic
Prima di scegliere il Sassuolo, il montenegrino ha chiesto informazioni anche ad alcuni giocatori che conoscevano già bene l’ambiente neroverde.
«Sì. A Locatelli che a Sassuolo ha giocato. Mi ha parlato benissimo del club e dell’ambiente, ideale per crescere. E poi a Muharemovic. Quando sono arrivato alla Juve abbiamo fatto la preparazione assieme con la prima squadra, siamo stati compagni di stanza per un mese. Lui è un mio grande amico e sul Sassuolo mi ha detto: “Vai, che non sbagli”».
Da Motta a Tudor
Nel suo percorso alla Juventus, Adzic ha lavorato anche con Thiago Motta e Igor Tudor, due allenatori che, in momenti diversi, gli hanno dato l’opportunità di confrontarsi con la prima squadra.
«Sono arrivato con Motta che mi ha testato in ritiro tenendomi poi con la prima squadra. Nella gestione Tudor ho giocato un po’ di più: mi ha lanciato come titolare e con lui ho segnato il primo gol. Entrambi mi hanno fatto crescere».
Il ruolo e il rapporto con Aquilani
Infine, Adzic parla delle sue caratteristiche e del lavoro quotidiano con Aquilani, sottolineando l’importanza del coraggio nel modo di interpretare il calcio.
«Sono un 8 o un 10. Soprattutto un trequartista, lì mi trovo meglio, ma come dice Aquilani è il coraggio che fa il ruolo. Aquilani lavora sui giovani e ci fa giocare a calcio. Ci ha insegnato che è il coraggio a determinare il ruolo dei calciatori».
