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Juventus, Spalletti conquista i bambini: “La vera felicità? Rendere felici gli altri”. Il ricordo del fratello emoziona

Luciano Spalletti si racconta ai bambini nel format Junior Reporter della Juventus

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Spalletti Conferenza

L’allenatore della Juventus si racconta nel format Junior Reporter: dalla felicità alle sconfitte, passando per il calcio e il legame speciale con il fratello Marcello.

Luciano Spalletti si è raccontato ai bambini nel corso di Junior Reporter, il format della Juventus che mette i protagonisti bianconeri di fronte alle domande dei più piccoli. Un confronto sincero e ricco di emozioni, nel quale il tecnico della Juventus ha parlato di felicità, sconfitte, famiglia e della passione che lo accompagna da sempre: il calcio.

Tra riflessioni profonde e aneddoti personali, Spalletti ha lasciato diversi insegnamenti che vanno oltre il rettangolo di gioco.

Spalletti: “La vera felicità è quella che diamo agli altri”

Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il significato della felicità. Per l’allenatore bianconero, infatti, la gioia più grande non è quella personale, ma quella che si riesce a trasmettere agli altri.

“La felicità non è quella che abbiamo noi. La felicità più importante è quella che riusciamo a dare alle persone che abbiamo vicino.

Io quando sono felice sì, sono felice perché la squadra ha vinto, ma soprattutto perché ho reso felici tutti i bambini che fanno il tifo per la Juventus. Quella è la vera felicità.

Vi accorgerete, quando crescerete, che essere felici per aver reso felice qualcuno vicino a noi, un fratellino, una sorellina, è la cosa più bella che ci possa accadere”.

La passione per il calcio nata da bambino

Spalletti ha poi raccontato il suo rapporto con il calcio fin da quando era piccolo, ricordando come organizzasse perfino i compiti per avere più tempo da dedicare al pallone.

“Sì, il calcio mi diverte tantissimo. Mi divertiva quando ero bambino. Pensa che io ero convinto che, quando tornavo da scuola, dovevo fare subito i compiti. Avevo trovato questa soluzione perché poi, dopo aver fatto i compiti, mi rimaneva più tempo per divertirmi”.

Un amore così forte da spingerlo a chiedere sempre lo stesso regalo.

“Siccome a me piaceva tanto giocare, ogni volta che mi chiedevano che cosa volessi per regalo, io chiedevo sempre un pallone. Ne avevo tantissimi, ma avevo sempre paura di rimanere senza: chiedevo sempre palloni, palloni, palloni”.

“Cuore e testa fanno la differenza”

Nel corso dell’intervista, Spalletti ha spiegato anche come affrontare le scelte più difficili.

“Ne ho prese diverse di decisioni difficili. Io penso sempre di avere a che fare con persone grandi, tratto tutti da uomini, e anche voi vi tratto da ometti.

Il cuore e la testa sono quelle che fanno la differenza in qualsiasi percorso e in qualsiasi obiettivo si abbia. Cuore e testa”.

Parole che riflettono una filosofia di vita prima ancora che sportiva.

Il ricordo del fratello Marcello

Tra i momenti più emozionanti dell’incontro c’è stato il ricordo del fratello maggiore Marcello, figura fondamentale nella crescita dell’allenatore della Juventus.

“Mio fratello. Io avevo un fratello più grande, che ora non c’è più, si chiamava Marcello. Lui giocava a calcio e mi ha dato tutti gli insegnamenti, perché mi voleva molto bene”.

Spalletti ha poi spiegato ai bambini quanto sia importante condividere conoscenze ed esperienze con i propri fratelli.

“Diventa importantissimo volersi bene tra fratelli, perché quando tu sai una cosa e la dici a lui, e lui sa una cosa e la dice a te, ognuno di voi sa due cose.

Se invece tu sai una cosa e non la dici a lui, e lui sa una cosa e non la dice a te, ognuno sa una cosa sola”.

La lezione sulle sconfitte

Non è mancata una riflessione sul valore delle sconfitte e sulla capacità di trasformarle in occasioni di crescita.

“Le sconfitte diventano davvero sconfitte solo se non ti insegnano niente. Se ti insegnano qualcosa, se riesci ad avere una reazione, a fare dei ragionamenti, a essere voglioso e a ricercare una soluzione a quello che ti è successo, è segno che ti hanno insegnato qualcosa”.

Per Spalletti ciò che conta davvero non è il risultato finale, ma il percorso compiuto.

“Sia le sconfitte che le vittorie non sono cose che ti porterai dietro quando sarai grande. Ti porterai dietro come sei arrivato alla sconfitta e come sei arrivato alla vittoria”.

Il gesto speciale dopo ogni vittoria

Nel finale è arrivata una risposta che ha sorpreso tutti i piccoli intervistatori.

“Io quando vado a letto, dopo aver vinto una partita, prendo un blocco e ridisegno tutte le facce dei bambini che ho visto sorridere, che ho visto felici, perché so di aver fatto felici dei bambini”.

Poi la chiusura che ha conquistato i presenti.

“Mi è successo di vincere diverse partite in tutti gli anni della mia professione, però i risultati non me li ricordo tutti. Invece dei bambini sorridenti mi ricordo tutte le facce.

Per cui, se voi mi fate un sorriso, io poi la notte, quando vado a letto, vi ridisegno”.

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