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Conte strizza l’occhio alla Juventus? “Vorrei un club che ha perso di vista la propria storia”

Antonio Conte parla a The Athletic del futuro, della Premier e del desiderio di allenare un club che ha perso di vista la propria storia.

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Antonio Conte

Antonio Conte torna a parlare del proprio futuro e lo fa con parole che inevitabilmente fanno pensare anche alla Juventus. In una lunga chiacchierata a Londra con The Athletic, l’ex allenatore del Napoli ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera, spiegando cosa significhi per lui essere un “vincente seriale” e lasciando aperta la porta a un possibile ritorno in panchina anche a stagione in corso.

Il tecnico salentino ha inoltre parlato della differenza economica tra la Premier League e gli altri campionati e di un desiderio molto particolare: allenare un club che, secondo la sua visione, ha perso di vista la propria storia per provare a riportarlo ai livelli del passato.

Conte e il futuro: “Vorrei un club che ha perso di vista la propria storia”

Il passaggio che sta facendo maggiormente discutere riguarda proprio il futuro di Conte. L’allenatore non ha escluso la possibilità di tornare in panchina durante una stagione, ma soltanto davanti a un progetto ritenuto davvero interessante.

Tra i suoi desideri c’è quello di “andare in un club che ha un po’ perso di vista la propria storia, per rispolverare quel passato e farlo tornare a splendere”.

Una frase che inevitabilmente alimenta le suggestioni attorno a diversi grandi club europei, tra cui anche la Juventus, il Milan, il Chelsea e il Manchester United.

Conte ha inoltre utilizzato un’immagine molto forte per descrivere il divario economico tra la Premier League e gli altri campionati: in Inghilterra c’è il “bazooka”, mentre altrove si combatte con una “pistola”.

La porta a un possibile ritorno durante la stagione, dunque, non è completamente chiusa: l’eventuale chiamata dovrebbe però “valere la pena”.

La fame di Conte: “Ho vinto molto, ma ho anche perso molto”

James Horncastle, autore dell’intervista per The Athletic, definisce Conte un “vincente seriale”. Una definizione che l’allenatore salentino lega alla sua storia personale e soprattutto alle tante finali perse durante la carriera.

Da calciatore Conte ha ricordato le due finali perse con la Nazionale italiana, quella del Mondiale di Usa ’94 e quella di Euro 2000, oltre alle tre finali di Champions League perse con la Juventus nel 1996-97, 1997-98 e 2002-03.

“Ecco perché, così spesso, quando parlo con i miei giocatori tiro fuori una feroce determinazione agonistica e cerco di trasmetterla a loro. Perché so come stanno le cose. Ho vinto molto, ma ho anche perso molto. Tanto. Se perdi una finale di Coppa del Mondo o di Champions League e poi vai in vacanza, potresti pensare che ci sarà un’altra occasione. Ma non sempre c’è un’altra occasione. È quella l’occasione”.

Parole che spiegano una delle caratteristiche principali della filosofia di Conte: la necessità di vivere ogni opportunità come se fosse irripetibile.

Il Tottenham e quella frase che fece infuriare Conte

Proprio il tema della mentalità vincente è stato uno dei motivi che hanno portato alla separazione dal Tottenham nel 2023. Il club londinese, insieme all’Atalanta, rappresenta una delle poche esperienze della carriera di Conte nelle quali il tecnico non è riuscito a chiudere il percorso con un trofeo.

Conte ha raccontato un episodio legato all’allora presidente Daniel Levy, partendo da un messaggio ricevuto dopo una partita.

“Sono andato al Tottenham con l’ambizione di cambiare un po’ le cose. Ricordo che non vincevamo o avevamo pareggiato una partita e gli mandai un messaggio. Lui mi rispose: “Non preoccuparti, vinceremo la prossima””.

Una risposta che, secondo il racconto del tecnico, lo lasciò profondamente perplesso.

“Ma che diavolo…?”, continuavo a dirgli. I calciatori scelgono sempre la strada più facile, quella che li fa stare bene e richiede meno sforzo. La cosa che mi faceva impazzire era sentire chi mi stava intorno dire: “Il Tottenham non vincerà mai nulla”. Che sono dei perdenti”.

Conte e il Chelsea: “Vincere non è facile”

Nella stessa riflessione Conte ha ricordato anche la sua esperienza al Chelsea, dove ha conquistato la Premier League nella stagione 2016-17. Quel titolo, sottolinea l’intervista, resta l’ultimo conquistato dai Blues.

“È proprio questo il problema, ecco perché il duro lavoro è fondamentale. Vincere non è facile, richiede fatica. C’è chi pensa che il successo piova dal cielo e ti cada in grembo. Ma devi andartelo a prendere. Stare lì a parlarne non basta a farlo accadere”.

È probabilmente questo il filo conduttore dell’intera intervista: la convinzione che la storia e il prestigio di un club non siano sufficienti per tornare a vincere. Servono lavoro, mentalità, sacrificio e soprattutto la volontà di affrontare ogni partita come un’occasione che potrebbe non ripresentarsi.

Le parole di Conte sul desiderio di allenare un club che ha perso di vista la propria storia riaccendono inevitabilmente le suggestioni sul suo futuro. E quando si parla di grandi società che cercano di ritrovare la propria identità, il pensiero della Juventus non può che tornare d’attualità.

Fonte: The Athletic.

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