Frabotta: “Non semplice abituarsi ai ritmi, ma la mia storia è solo all’inizio”

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Per Gianluca Frabotta la stagione corrente è stata quella del salto di qualità. Esordisce con la prima squadra il primo agosto del 2020, nel corso dell’ultima giornata di campionato. Con l’arrivo di Pirlo sulla panchina bianconera e con i numerosi infortuni di Alex Sandro, non solo viene sempre convocato, ma si rende anche protagonista registrando, ad oggi, 17 presenze.

Attualmente in ritiro con la Nazionale Italiana U21, Frabotta, dopo la sfida di ieri sera contro la Spagna, terminata a reti inviolate, ha rilasciato un’intervista a Il Corriere dello Sport. Queste le sue dichiarazioni:

IL PERCORSO CALCISTICO“È stato fantastico e ricco di sacrifici. Sono cresciuto nel Savio, società con il settore giovanile, poi mi sono trasferito al Bologna, al Renate, al Pordenone e infine alla Juventus U23. Adesso che sono in bianconero capisco che ho ancora tanto da dare. Sarri mi ha dato l’occasione di esordire con la Roma, la squadra della mia città, ed è stato bellissimo. Pirlo ha continuato a credere in me. Ma la mia storia è solo all’inizio”.

COME CI SI TROVA IN PRIMA SQUADRA“Giocare insieme a grandi campioni non è facile, perché i ritmi sono alti e ci ho messo un po’ a prendere confidenza con il loro modo di lavorare. Ho la fortuna di condividere lo spogliatoio con giocatori esperti e vincenti, che mi stanno insegnando tante cose, come il saper reagire alle difficoltà che si presentano”.

SU RONALDO“Vederlo tutti i giorni ti aiuta a capire cosa significa avere dedizione sia dentro che fuori dal campo. Spesso gli chiedo consigli e cerco di rubare con gli occhi qualche suo segreto”.

SUL PROPRIO IDOLO“Il mio idolo è Fabio Grosso. Quando abbiamo vinto il Mondiale ero piccolo, ma me lo ricordo bene. Per ogni terzino sinistro lui è un riferimento assoluto».

SULLA PRESTAZIONE CON LA SPAGNA “La Spagna è una squadra molto organizzata e siamo stati bravi a rimanere compatti. Forse potevamo gestire meglio la fase di possesso e cercare qualche soluzione in più dal basso, anziché buttare la palla in avanti. Sulla mia fascia c’erano giocatori forti come Puado e Mingueza, ma con Ranieri e Pobega ci siamo organizzati bene”.

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