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La Champions League della Juventus: tra montagne russe e calcoli per restare in corsa

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Bandiera della Juventus (© Depositphotos)
Bandiera della Juventus (© Depositphotos)

La Champions League nel suo nuovo formato a 36 squadre non concede tregua. Otto partite nel girone unico, una classifica larghissima e continuamente in movimento, e un equilibrio che rende ogni episodio potenzialmente decisivo. In questo contesto la Juventus ha vissuto finora una campagna europea intensa, fatta di picchi esaltanti e cadute improvvise, che spiegano bene perché oggi i bianconeri si trovino a metà del guado: non ancora al sicuro, ma nemmeno fuori dai giochi. Il percorso racconta una squadra capace di grandi reazioni, ma ancora alla ricerca di continuità e maturità nei momenti chiave.

L’esordio shock e le prime contraddizioni

Il debutto europeo è stato emblematico. Il clamoroso 4-4 contro il Borussia Dortmund ha messo subito in vetrina tutte le contraddizioni della Juventus vista finora in Champions. Da una parte una produzione offensiva importante, la personalità di restare sempre dentro la partita e la capacità di colpire anche contro un avversario di alto livello. Dall’altra, però, difficoltà evidenti nella gestione dei vantaggi e una fase difensiva troppo fragile quando il ritmo si alza. È stata una gara spettacolare, ma anche un primo campanello d’allarme.

Pareggi che pesano più di quanto sembri

Il pareggio in trasferta contro il Villarreal ha confermato questa sensazione. La Juve ha mostrato solidità e ordine per lunghi tratti, riuscendo a ottenere un punto su un campo complicato, ma senza mai dare l’impressione di poter davvero chiudere la partita. In una competizione dove la vittoria pesa enormemente sulla classifica, accumulare pareggi può diventare un problema nel medio periodo.

La stessa lettura vale per l’1-1 interno con lo Sporting CP. Il contesto suggeriva l’opportunità di fare un salto in avanti, ma ancora una volta i bianconeri non sono riusciti a trasformare il controllo del match in tre punti pieni. A metà percorso, la sensazione era quella di una squadra che crea, lotta e reagisce, ma che non capitalizza quanto dovrebbe.

La sconfitta “accettabile” e il livello delle big

La gara contro il Real Madrid al Bernabéu rappresenta una parentesi a sé. La sconfitta per 1-0 contro una delle grandi favorite del torneo non compromette il cammino europeo, ma ribadisce quanto sia sottile la linea tra una prestazione solida e un risultato utile. Contro squadre di questo livello, basta un singolo episodio per spostare l’equilibrio, e la Juventus ha pagato una minima disattenzione.

La svolta emotiva in Norvegia

Il vero punto di svolta del percorso bianconero è arrivato sul campo del Bodø/Glimt. In un ambiente ostico, con condizioni climatiche difficili e una partita ad alta tensione, la Juventus ha trovato una vittoria fondamentale, arrivata nei minuti di recupero. È stato un successo che ha restituito fiducia e ha dimostrato una capacità di soffrire e reagire che spesso fa la differenza in Europa. Più che i tre punti in sé, ha contato il modo in cui sono arrivati.

Una vittoria di maturità contro il Pafos

Il 2-0 interno contro il Pafos ha rappresentato una conferma, anche se non priva di ombre. Dopo un primo tempo complicato e nervoso, la Juventus ha cambiato marcia nella ripresa, gestendo meglio i ritmi e colpendo al momento giusto. Non una prestazione scintillante, ma una vittoria concreta, che ha portato i bianconeri a quota nove punti e in una posizione di classifica più favorevole, intorno al diciassettesimo posto. Secondo le quote champions league dei principali portali, la Juventus è ancora in piena corsa per andare almeno ai playoff.

Le ultime due partite e il peso della continuità

All’orizzonte restano due sfide decisive, con il calendario che porrà i bianconeri contro Benfica e Monaco. Due squadre esperte, con identità europee forti e la capacità di punire ogni errore. Per la Juventus sarà fondamentale l’approccio, soprattutto nei primi tempi, spesso problematici in questa fase del torneo. Entrare subito in partita e ridurre i blackout sarà essenziale.

Dal punto di vista della classifica, la situazione resta aperta. Con nove punti e due gare da giocare, la Juventus è pienamente in corsa per chiudere tra le prime ventiquattro e accedere agli spareggi. Raggiungere quota dodici punti renderebbe la qualificazione estremamente probabile. Fermarsi a undici offrirebbe comunque buone garanzie, anche se la differenza reti potrebbe diventare determinante. A dieci punti, invece, il destino dipenderebbe anche dai risultati delle altre, mentre restare fermi aumenterebbe sensibilmente i rischi.

La sintesi è chiara: la Juventus deve puntare ad almeno una vittoria nelle ultime due partite e, se possibile, a un ulteriore risultato utile. Al di là dei calcoli, però, servirà una crescita evidente nella gestione delle gare. Limitare i cali di concentrazione, migliorare la fase difensiva nei momenti di pressione e sfruttare con maggiore cinismo le occasioni create sono i passaggi obbligati. Solo così un cammino europeo finora altalenante potrà trasformarsi in una vera occasione di rilancio.

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