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CHAMPIONS LEAGUE

“Non mi riprenderò per anni”: lo sfogo di Comolli dopo la notte europea

L’AD della Juventus Damien Comolli critica l’arbitraggio dopo l’eliminazione contro il Galatasaray e difende squadra e tifosi.

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Dopo la drammatica eliminazione contro il Galatasaray in Champions League, l’amministratore delegato della Juventus, Damien Comolli, ha parlato al Financial Times Business of Football Summit, lasciandosi andare a uno sfogo sincero e durissimo.

Ecco le sue dichiarazioni integrali.

“Non mi sono ancora ripreso dalla partita e penso che mi ci vorranno anni per farlo. Cercherò di non farmi sospendere anche dall’Uefa, visto sono già squalificato dalla federazione italiana dopo quello che è successo contro l’Inter. La decisione dell’arbitro però, l’espulsione di Kelly, è stata assolutamente frustrante. Quel direttore di gara aveva arbitrato solo 10 partite di Champions nella sua carriera: mi chiedo come sia possibile mandarlo a dirigere una partita con così tanto in gioco. E dopo un rosso incredibile siamo fuori dalla Champions.

I nostri tifosi sono stati straordinari e voglio ringraziarli. Come i giocatori, che sono stati fantastici. È la prima volta che mi trovo in uno stadio che applaude la sua squadra quando prende gol. La serata è stata quello che ci piace del calcio: emozione, frustrazione, ma anche il segnale che la squadra è viva e vuole continuare a combattere. È quello che ci manderà avanti per il resto della stagione, anche se questa sconfitta farà male per molti anni”.


Un messaggio tra rabbia e orgoglio

Le parole di Comolli arrivano a poche ore da una delle partite più intense della stagione bianconera. L’AD non nasconde la delusione per l’eliminazione europea, ma sottolinea il carattere mostrato dalla squadra e il sostegno dello Stadium, definito “straordinario”.

Un intervento che mescola frustrazione per l’episodio arbitrale – in particolare per il rosso a Kelly – e orgoglio per la reazione della squadra, capace di lottare fino all’ultimo minuto.

La stagione della Juventus continua, ma la ferita europea – come ammesso dallo stesso dirigente – rischia di restare aperta a lungo.

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