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Chelsea 0-1 JUVENTUS: l’analisi tattica | Antonio Marino Match Analysis

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Chelsea 0-1 Juventus: l’analisi di Antonio Marino

Tra riferimenti e capacità di adattamento

La prima uscita della tournée estiva ci ha messo subito davanti a condizioni particolari. L’umidità di Hong Kong e un terreno pesante hanno abbassato il ritmo della gara, incidendo sulla qualità tecnica delle giocate. Nonostante questo, i riferimenti della nostra organizzazione sono rimasti riconoscibili e i principi sviluppati nelle prime settimane di lavoro sono emersi con continuità. Dove possiamo crescere è nella velocità con cui facciamo viaggiare il pallone: quando la circolazione rallenta, concediamo agli avversari il tempo necessario per ricompattarsi e chiudere gli spazi.

Il sistema in possesso

In fase di possesso abbiamo assunto una struttura riconducibile a un 2-1-3-1-3. Davanti ai due centrali, Locatelli si è posizionato come riferimento della prima costruzione, offrendo una linea di passaggio stabile e facilitando l’uscita del pallone sotto pressione. Celik e Kalulu hanno occupato la linea intermedia garantendo ampiezza, mentre Douglas Luiz si è mosso tra le linee con l’obiettivo di creare continuità tra costruzione e rifinitura. Più avanti, Miretti ha agito alle spalle di Milik cercando di collegare il centrocampo con l’ultima linea offensiva, mentre Boga e Cambiaso hanno mantenuto il campo largo e dato profondità per allungare la struttura difensiva del Chelsea.

L’organizzazione senza palla

In fase di non possesso ci siamo ricompattati in un 5-4-1, con Kelly, Gatti e Kalulu a protezione della corsia centrale, mentre Celik e Cambiaso hanno gestito le uscite sulle linee laterali. Miretti è arretrato accanto a Locatelli per ridurre gli spazi tra le linee e mantenere il blocco corto, favorendo la densità nella zona nevralgica del campo. Douglas Luiz, invece, ha conservato maggiore libertà di movimento, rimanendo il primo riferimento una volta riconquistato il pallone. L’idea era schermare le linee di passaggio interne, accompagnare il Chelsea verso l’esterno e recuperare equilibrio senza rinunciare alla possibilità di ripartire con immediatezza.

Il pressing del Chelsea e la gestione della prima costruzione

Nella fase iniziale il Chelsea, schierato con diversi giovani, ha difeso attraverso un 4-4-2 compatto, aumentando l’intensità della pressione soprattutto quando Caicedo usciva sul nostro portatore. Quel movimento innescava l’avanzata dell’intero blocco, riducendo tempi e linee di passaggio nella prima costruzione. In queste situazioni non abbiamo sempre trovato la velocità necessaria per eludere la pressione: la manovra è rimasta spesso orizzontale, consentendo agli inglesi di scivolare con ordine, ricomporre le distanze e chiudere gli spazi interni prima che potessimo attaccarli. Quando Caicedo rompeva la linea per uscire su Locatelli, non siamo riusciti con continuità a liberare l’uomo alle sue spalle.

L’equilibrio e il limite nella gestione del ritmo

La prima frazione si è sviluppata su ritmi contenuti, con poche occasioni da entrambe le parti e un sostanziale equilibrio nel controllo della gara. Le condizioni ambientali e il carico di lavoro della preparazione hanno inciso sull’intensità, ma il limite più evidente è stato nella gestione del possesso. Per lunghi tratti abbiamo consolidato il pallone nella nostra metà campo, senza riuscire a dare continuità alle verticalizzazioni. Questo ha permesso al Chelsea di riorganizzarsi con continuità, riducendo gli spazi utili e rallentando lo sviluppo della nostra manovra.

Continuità dei principi nella ripresa

Come prevedibile, la ripresa ha visto numerosi cambi da entrambe le parti, con l’obiettivo di distribuire il minutaggio tra tutti gli interpreti. Nonostante le rotazioni, abbiamo mantenuto gli stessi riferimenti posizionali, cercando di conservare equilibrio tra i reparti e continuità nei meccanismi di gioco. Con il passare dei minuti la partita ha perso fluidità, ma non ordine: pur con energie inevitabilmente in calo, abbiamo continuato a occupare gli spazi secondo gli stessi principi, senza snaturare la struttura collettiva.

La misura delle distanze

La base del lavoro è stata costruita sulle distanze: quelle tra i reparti, quelle che regolano i tempi di pressione e quelle che permettono alle connessioni di gioco di svilupparsi con continuità. Il prossimo passaggio sarà trasformare questa organizzazione in una capacità superiore di governare il campo, accorciando gli spazi quando dobbiamo difendere e sfruttandoli quando si aprono davanti a noi. Per far diventare una struttura realmente dominante bisogna riuscire a leggere il momento, anticipando il movimento dell’avversario e scegliendo il tempo giusto per accelerare o consolidare. È con questa gestione degli spazi, più ancora che nella semplice disposizione dei giocatori, che si costruisce l’identità di una squadra.

Contenuto originale – Antonio Marino Match Analysis

Football Analysis Professional – Tactical and Performance Expertise

 

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