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PRIMA SQUADRA

Tevez: “La Juve ora non può fare più di così. Allenatore? Scelgo Conte. Magari un giorno ritornerò…”

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Tevez

Carlos Tevez, ex attaccante della Juve, alla Gazzetta dello Sport si è raccontato parlando molto anche del club bianconero. Di seguito le sue parole.

ALLENATORE: “Passionale, uno che ci mette l’anima tutti i giorni. Giochiamo un calcio dinamico: pressing alto e grande attenzione alla fase offensiva. Coi miei giocatori sono un martello, ho avuto grandi maestri… Mi ispiro a Conte per la passione e l’ossessione per la vittoria, da Bielsa ho preso l’attenzione ai dettagli e da Ferguson mi porto la grande calma nella gestione del gruppo. Ma di bravi ne ho avuti tanti, penso a Mancini e Allegri. Se ne devo dire uno però, scelgo Antonio“.

ALLEGRI: “Max è diverso, è più tranquillo. Questo non vuol dire che non sia un vincente o che non abbia mentalità. Basta vedere come si rialza da ogni momento difficile. Tutto grazie alla gestione e all’empatia che sa creare con il gruppo. È più calmo nelle situazioni, ma gli va dietro tutto lo spogliatoio”.

FUTURO ALLEGRI: “La squadra ora è terza e credo non abbia i mezzi per fare di più. Siamo abituati a vedere la Juve vincere quindi ci sorprendiamo se non lo fa per qualche anno. Seguo molto la A e penso che l’Inter sia superiore e ci sia tanta distanza tra i due club. Allegri sa tirare fuori il meglio della squadra soprattutto nelle difficoltà. Anche con noi all’inizio era stato così. Poi dipenderà da cosa cerca la società”.

RITORNO: “L’Italia è nel mio cuore. Mi piacerebbe tanto, magari da allenatore. La A è uno dei migliori campionati al mondo e penso di dover crescere per meritarmela”.

RIMPIANTI: “La finale di Champions. Eravamo fortissimi. E io ero convinto di poterla vincere, anche se avevamo davanti il miglior Barça di sempre. Guardiamo il centrocampo: Pirlo, Pogba, Vidal, Marchisio. Ti davano la sensazione di poterti mandare in porta da un momento all’altro”.

RICORDI: “Ad agosto andò via Conte. La cosa ci sorprese e faticammo inizialmente. Ma avevamo uno spogliatoio di uomini veri, come Buffon e Chiellini. Ed eravamo oggettivamente forti, completi in ogni reparto”.

RICORDI: “La cavalcata che ci portò alla finale. Poi tante cose, dagli allenamenti di Conte alla maglia numero 10. Una divisa storica. Sono contento che poi l’abbia presa Pogba, un amico oltre che un campione”.

OBIETTIVI: “Prima di tutto migliorare. So che questa è una palestra e mi devo giocare bene le mie carte. Ho fatto un’ottima carriera da giocatore, vorrei riuscirci anche da allenatore. Mi piace un sacco e non pensavo mi potesse appassionare così tanto. Penso molto all’Italia, chi lo sa se in futuro ci sarà occasione”.

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