Petrachi (ex ds Torino): “Bremer è molto più forte di De Ligt”

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Gianluca Petrachi, ex direttore sportivo del Torino che scoprì il talento di Gleison Bremer, ha raccontato a Tuttosport i retroscena sulla trattativa per portarlo ai granata e ha espresso le proprie considerazioni sull’affare messo a segno dalla Juventus. Queste le sue dichiarazioni:

Scouting: “Ricordo tutto, certo. Negli anni in cui sono stato direttore sportivo della società granata solitamente, verso fine campionato, dopo il lavoro con Wyscout dei collaboratori, andavo di persona in Sudamerica per visionare dal vivo i profili che ritenevamo più interessanti. E’ successo con Bremer come per Bruno Peres, tanto per fare un altro esempio. Erano le tappe: Brasile, Uruguay e Argentina”.

Prime impressioni: “Eravamo in trattativa per Bremer è Verissimo. Col passare dei giorni mi focalizzai di più su Bremer che allora era più grezzo ma avevo intuito margini di crescita enormi. Ricordo come se fosse adesso una sua partita di Coppa che andai a vedere: segnò un gol di testa e rimasi impressionato da potenza, stacco e tempismo con cui si inserì sul cross. Il presidente si fidava di me, erano già circa sei anni che lavoravo con lui, e per spiegargli il profilo del giocatore che mi piaceva molto dissi che Bremer ricorda va per come giocava Chiellini. Era già allora davvero impressionante per come pressava l’attaccante e non temeva mai gli uno contro uno. Anzi, si esaltava. Adoravo quel suo spirito guerriero, dove il coraggio era al primo posto”.

Carattere: “Era un investimento con buone prospettive e poi mi era piaciuto tantissimo non solo il giocatore ma anche l’uomo. Lo conobbi e capii subito che mi trovavo davanti a una persona seria. Un ragazzo d’oro. E infatti appena arrivò al Torino mantenne il profilo di serietà massima, umiltà e grande applicazione. Spendemmo poco più di 5 milioni di euro e dovetti insistere un po’ perché Mazzarri e il suo vice Frustalupi non erano convintissimi, visto che il ragazzo aveva ancora delle lacune su cui si sarebbe dovuto lavorare, mentre io e Roberto Miggiano, il mio collaboratore, spingemmo per questa operazione che condussi in porto”.

Affare Juve: lo dico che il prezzo è congruo e dico anche la società bianconera si è messa in casa un difensore top. Ha fatto davvero un grande affare, per il presente e per il futuro. Si tratta di un marcatore che come ho detto dà il massimo quando deve andare diretto sull’uomo e più l’attaccante è forte e più lui si esalta. Sarà all’altezza della maglia bianconera non soltanto in campionato ma anche nelle sfide di Champions League. Me lo immagino già. Tra l’altro stiamo parlando di un ragazzo di 25 anni che non ha ancora raggiunto il massimo del proprio potenziale. Ha ancora un margine di crescita almeno del 20%”.

Crescita: “Ricordo che nel Torino imparò molto ascoltando i consigli di Nkoulou che a un certo punto per lui era diventato una sorta di fratello maggiore. E poi a fine allenamento si fermava con Nitti per un lavoro individuale volto a migliorare la sua qualità tecnica. L’ho detto, è un calciatore che si applica e lavora tantissimo. All’inizio, le primissime settimane, faticò un po’ per via della lingua. Ma appena imparato l’italiano riuscì a integrarsi al meglio sia in campo, dal punto di vista tattico, che nello spogliatoio. Sono certo che anche nella Juventus proseguirà il suo percorso di crescita”.

Bremer e De Ligt: “Magari non capisco nulla di calcio, ma se devo dire la mia, Gleison è più forte di De Ligt. Molto più forte. Per cui la risposta è semplice: la difesa bianconera con questo cambio ci guadagna”.

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