Buffon: “Parma? Il motivo è una sommatoria, ci credo tanto”

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Gigi Buffon, ospite a Marina di Pisa di un evento organizzato da Aldo Dolcetti, collaboratore di Allegri, ha parlato della sua carriera. Di seguito riportate le sue dichiarazioni.

Academy: “Partita un po’ per orgoglio, perché nel ruolo noi italiani eravamo anni luce avanti e che ci stiano rubando lo scettro mi dispiace molto. Invece vorrei che l’Italia torni a primeggiare. Ma anche per ridare indietro tutto quello che ho avuto nella mia carriera, ho dato tanto al calcio ma ho pure avuto tantissimo. Sono andato sul campo e ho visto giocatori che si divertivano, poi a seconda dell’età riesci a poterli stimolare nel discorso tecnico-fisico. Quando parlo i ragazzini pendono dalle mie labbra e questo mi fa capire che posso incidere. Riuscire a dar loro una mano mi farebbe piacere”.

Parma: “Il motivo è una sommatoria: dai miei genitori ho imparato tante lezioni, fra tutte la più importante l’ho appresa da mia madre. Mi ha sempre detto ‘comportati bene, fai qualche rinuncia e la vita ti ripagherà con gli interessi’. Ho cercato di mettere sempre in pratica questo insegnamento e all’inizio è stato faticoso rinunciare a qualcosa in una professione dove l’ego deborda. Poi invece ho capito che facendo così la vita mi ha ridato molto di più di quello che meritavo. Proseguo la mia vita così perché ci credo tanto”.

PSG: “È stata la classica botta di culo. Ho avuto l’opportunità di giocare in una squadra imbarazzante a livello qualitativo, parlando coi ragazzi quando sono tornato alla Juve ho sempre detto che una sensazione di forza tale l’ho provata solo in un anno in bianconero. Ero convintissimo che saremmo andati fino in fondo, vincendo partite in modo davvero facile. Poi si diventa presuntuosi e la vita ti castiga. L’anno della mia carriera che ricordo con più piacere è proprio quello al PSG. Il rispetto che ho avuto in Francia non l’ho mai percepito, a Parigi uscivo molto di più, l’ho vissuta con la leggerezza di chi vuole condividere e interagire”.

Finali UCL: “Cerco sempre di apprendere dai migliori, di rimpianto posso avere la prima finale persa, contro il Milan. La perdemmo ai rigori, ne parai due ma ne sbagliammo tre uguale, quella è stata la gara che qualche rimpianto in più ce l’ha dato. Nelle altre due eravamo nettamente sfavoriti, col Barcellona abbiamo perso meritatamente anche se siamo rientrati in partita, ma loro erano più forti. A Cardiff non abbiamo capito la forza del Real Madrid, che era devastante: siamo andati lì con troppa sicumera, troppa convinzione. Il dispiacere è stato che ci siamo sfaldati. Perderla 4-1 è stato avvilente, mi ha fatto male”.

Migliore della storia: “Non lo dico per esaltarmi, magari regalo qualche spunto che può far ragionare. Una persona mi ha chiesto: ‘Ma secondo te sei stato il più forte di tutti?’ e io ho risposto che non mi interessava, forse sono stato il più adatto, sicuramente non sono stato il più debole”.

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