Arrivabene: “Mercato? Ci muoviamo senza enfasi perchè è nel nostro stile. La Juve può diventare un marchio globale”

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Nel corso della lunga intervista rilasciata dall’ad della Juventus Maurizio Arrivabene, a Tuttosport, si è parlato di tanti argomenti: oltre che del mercato, anche del marchio bianconero.

Come nasce un’operazione di mercato?Senza un protocollo fisso, perchè tutte sono differenti dalle altre. Non c’è Maurizio, Federico, Pavel o Allegri che determinano una strategia. C’è un tavolo intorno al quale ci si mette e si valutano subito i numeri e da li insieme si decide qual è la strategia. C’è chi vorrebbe comprarsi il mondo e chi è più prudente, ma alla fine siamo tutti uniti. Nel senso che si esce da quella stanza dopo ore condividendo il nostro approccio sul mercato. Il silenzio è frutto del nostro stile, ci muoviamo senza enfasi, ma a partire dal presidente sappiamo esattamente come ottenere cosa vogliamo con grande sostenibilità“.

Non c’è una nuova Juventus, c’è la Juventus che come obiettivo ha la continuità a mantenere una squadra ad altissimi livelli e mirare ad altissimi traguardi. L’obiettivo è sempre quello. Stiamo progettando una Juventus che parta dal calcio, perché rimane il nostro cuore pulsante, ma che si allarghi in altre dimensioni. Io credo che il marchio Juventus abbia enormi potenzialità e che possiamo andare oltre i confini italiani, facendoci scoprire altre aree di business da sfruttare. Ovviamente tutto parte da una squadra vincente o competitiva ad alti livelli, senza di quella fai molta fatica. Ma abbiamo la fortuna di partire da un posizionamento in Italia e in Europa che ci consente di andare oltre il concetto di club di calcio e diventare una global company“.

Il marchio Juventus può diventare come il marchio Ferrari?Il marchio Ferrari parte da un approccio già globale, ha il vantaggio di aver sempre performato a livello mondiale grazie al tipo di competizione cui partecipa da sempre (è l’unica scuderia a non aver mai mancato un solo Mondiale di Formula 1). La Juventus è una squadra che nasce a livello locale, si amplia a livello nazionale, trova una sua posizione in Europa e oggi vuole fare il salto a livello globale. Sono due storie differenti, la Ferrari sostanzialmente è nata globale, la Juventus può diventarlo“.

Al punto che una scelta di mercato potrebbe partire dalle sole logiche commerciali?
“No, non esageriamo. L’idea è che nella squadra ci sia sempre un giocatore che abbia un appeal internazionale, come ci ha insegnato Ronaldo”.

Ronaldo aveva attirato su di sé quasi tutta l’attenzione, è un po’ strano per la storia della Juventus.
“Ronaldo non è stato sfruttato fino in fondo per colpa del Covid. È un grande dispiacere, perché non abbiamo sfruttato appieno il potenziale, ma c’è un fatto di cui sono fermamente convinto: la Juventus va sopra qualsiasi giocatore. La Juventus è una squadra che ha regole precise e che ha 125 anni di storia, più di un secolo di storia non viene scritto da un solo giocatore, per cui la squadra è sempre più importante dei singoli. Esiste la Juventus e alla Juventus le regole le devono rispettare tutti, a partire da me”.

Parliamo di ingaggi: la nuova Juventus ha un limite? O una politica precisa?
“Quello che chiudiamo è un esercizio di bilancio ancora dolorosissimo, perché gli effetti della pandemia non sono ancora passati. Ci portiamo dietro uno zaino pieno di problemi generati anche dalla pandemia. La chiusura dello Stadium e del museo ha causato danni per 75/80 milioni di perdite su due esercizi, con una marginalità dell’80%, quindi parliamo di perdite pesanti. Al di là del Covid ci sono una serie di costi ad alta marginalità che hanno inciso. Le faccio solo un esempio: lo sa che Douglas Costa inciderà ancora sul prossimo bilancio della società? Non c’è solo il Covid, quindi. In quello zaino c’è una serie di problematiche e di costi. Non voglio fare nessuna critica, ma bisogna essere realisti. Una situazione di crisi non la risolvi con la bacchetta magica da un giorno all’altro. Quindi il bilancio al 30 giugno 2022 sarà ancora lacrime e sangue, però vedo un miglioramento nel futuro”.

Qual è la posizione di Allegri?
Noi lo coinvolgiamo in tutto e lui ci coinvolge nelle scelte. Lui ha preso molto a cuore la strategia del club e abbiamo iniziato questa operazione insieme. Non è stata facile per nessuno, noi avevamo l’aumento di capitale, i costi della società da controllare e le strategie future mentre lui doveva gestire una squadra che si è trovato e che non ha costruito. Ora, grazie a quelle riunioni di cui parlavo e ad un gruppo dirigente molto compatto, si sta iniziando a costruire qualcosa di più adatto a lui“.

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