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Bonucci svela il retroscena: “Guardiola mi corteggiò, ma la Juventus mi faceva tremare il cuore”

Leonardo Bonucci ripercorre alcuni dei momenti più importanti della sua carriera e svela il retroscena del corteggiamento di Pep Guardiola, che lo voleva al Manchester City

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Danilo Bonucci Zakaria

Bonucci: “Guardiola mi corteggiò, ma il legame con la Juventus era troppo forte”

Leonardo Bonucci ripercorre alcuni dei momenti più significativi della sua carriera e racconta retroscena, scelte e rimpianti legati agli anni trascorsi alla Juventus. L’ex difensore bianconero e attuale collaboratore della Nazionale ha parlato ai microfoni della World Soccer Agency di Alessandro Lucci, soffermandosi in particolare sulle stagioni che hanno segnato l’ascesa della sua carriera e sul corteggiamento ricevuto da Pep Guardiola.

“Le stagioni 2014/15 e 2015/16 mi hanno permesso di raggiungere vette incredibili nella mia carriera”, ha raccontato Bonucci. Nel 2015 arrivò la finale di Champions League contro il Barcellona, mentre l’anno successivo il percorso con la Nazionale si concluse ai quarti di finale dell’Europeo contro la Germania, ai rigori. In quel torneo Bonucci trovò anche il gol contro Manuel Neuer.

“È stato l’inizio dell’ascesa della mia carriera”, ha sottolineato l’ex bianconero, ripercorrendo una fase decisiva del proprio percorso professionale.

Il corteggiamento di Guardiola

Tra i retroscena più interessanti c’è quello legato a Pep Guardiola e al Manchester City. Il tecnico catalano avrebbe voluto Bonucci in Inghilterra e, secondo il racconto del difensore, il corteggiamento fu particolarmente insistente.

“Per il mio stile di gioco, l’allenatore che predilige di più giocare da dietro è Guardiola. Così cominciò un corteggiamento serrato per diverse settimane. Quando ti chiama Guardiola non è un corteggiamento qualsiasi. Cominci a vacillare”.

Il momento, però, era delicato. Bonucci era impegnato con la Nazionale all’Europeo e doveva mantenere alta la concentrazione. “Nel mezzo c’era l’Europeo e dovevo stare concentrato, ma anche durante il torneo ci sono stati momenti di condivisione”, ha spiegato.

Il legame con la Juventus

A fare la differenza fu anche il rapporto con la Juventus, un legame che Bonucci ha sempre considerato particolarmente forte.

“Da parte mia, l’idea di lasciare la Juventus mi faceva tremare il cuore”, ha raccontato. La possibilità di approdare in Premier League e di essere allenato da Guardiola lo affascinava, ma allo stesso tempo rimaneva forte il desiderio di continuare a vestire la maglia bianconera.

“Alcuni giorni mi dicevo ‘Bellissimo, la Premier League, Guardiola’, il giorno dopo invece ‘Ho sempre sognato la Juventus’ e devo dire che in questo Alessandro Lucci mi ha aiutato tanto”.

Il trasferimento al Milan

Bonucci ha poi parlato anche della scelta, arrivata nel 2017, di lasciare la Juventus per trasferirsi al Milan. Una decisione che, con il senno di poi, interpreta come frutto di un momento di minore lucidità.

“L’anno dopo, con il passaggio al Milan, avevo perso lucidità dopo i fatti che erano successi nel 2017. In quel caso Alessandro è stato lucido nell’analisi della situazione”.

Il difensore riconosce oggi che il percorso alla Juventus sembrava essere quello naturale: “Stavo per diventare una colonna della Juventus, e il percorso che dovevo fare era quello lì. Non era successo nulla che mi facesse pensare ‘Non stai più bene qui, devi andare via’”.

Bonucci ha quindi parlato della sua condizione all’interno del club: “Ero nella comfort zone che mi rendeva performante e quindi non aveva senso andare via”.

La malattia di Matteo e la decisione di restare

Nel racconto di Bonucci c’è anche un passaggio particolarmente delicato legato alla malattia del figlio Matteo e al periodo successivo all’Europeo.

“Dopo l’Europeo ho parlato con la Juve e c’è stato l’episodio in concomitanza con la malattia di Matteo. Io sono uno che ha sempre creduto nelle energie che si mettono insieme per far sì che una cosa succeda”.

In quel momento, secondo il racconto dell’ex difensore, anche la posizione della Juventus fu determinante. Il club gli avrebbe comunicato di non volerlo cedere, indipendentemente dalla cifra eventualmente offerta.

“La malattia di Matteo e il mio non sentirmi al 100% pronto a lasciare la Juve, che mi diceva che anche se fosse arrivata una cifra incredibile non mi avrebbe ceduto, è stata una normale conseguenza rimanere”.

Bonucci ha infine riconosciuto cosa avrebbe potuto significare, dal punto di vista professionale, lavorare con Guardiola: “Essere allenato da Guardiola mi avrebbe permesso di avere un bagaglio più grande, sotto l’aspetto tecnico e tattico”.

Una possibilità rimasta sulla carta, mentre la sua storia ha continuato a intrecciarsi con quella della Juventus e della Nazionale. Per Bonucci, anche le scelte più difficili sono diventate parte di un percorso di crescita: “Analizzare il percorso dentro e intorno all’ambito sportivo è stata una crescita”.

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